Savec, un Piano condiviso per l’acqua di 600 mila cittadini

Il sistema acquedottistico del Veneto centrale distribuisce ogni anno 30 milioni di metri cubi d’acqua tra Venezia, Padova e Rovigo. Gestori, Regione, Arpav, Ulss ed enti d’ambito hanno lavorato insieme per rafforzare controlli, prevenzione e continuità del servizio.
Ogni secondo, nel Veneto centrale, circa 950 litri d’acqua viaggiano attraverso il Savec per arrivare anche nelle zone più esposte alla carenza idrica. Questa dorsale può contare su un Piano di Sicurezza dell’Acqua realizzato da gestori idrici, Regione, Arpav, Ulss ed enti d’ambito allo scopo di prevenire, lungo tutta la filiera, i rischi per la qualità dell’acqua e la continuità del servizio.
Il Piano riguarda un’infrastruttura, prevista dalla pianificazione regionale del MOSAV approvata nel 2000, che serve circa 600 mila cittadini tra le province di Venezia, Padova, Rovigo e consente di distribuire ogni anno 30 milioni di metri cubi d’acqua. Il lavoro è stato realizzato dai gestori idrici pubblici riuniti in Viveracqua — acquevenete, Etra e Veritas, con la collaborazione di AcegasApsAmga come utilizzatore dell’infrastruttura — insieme alle principali autorità sanitarie, ambientali e di governo del servizio idrico.
Il Savec collega due grandi anelli acquedottistici e permette di trasferire acqua di buona qualità verso le aree più vulnerabili. Il beneficio per i cittadini è concreto: una rete più affidabile, verifiche meglio coordinate e una maggiore capacità di affrontare situazioni critiche senza ricadute sulla continuità del servizio.
Con il Piano di Sicurezza del Savec, il percorso dell’acqua viene ricostruito e presidiato in ogni fase, per consentire interventi tempestivi e coordinati in casi di emergenza, sulla base di regole condivise. L’obiettivo è anticipare il controllo, superando una logica limitata alla sola verifica finale della qualità dell’acqua e rafforzando il presidio lungo tutta la filiera, dalle fonti fino all’ingresso nelle reti di distribuzione ai cittadini.
Per farlo, sono stati messi in relazione, attraverso la verifica sul campo e la successiva analisi secondo gli standard ISTISAN: fonti, pozzi, centrali, condotte principali e punti di consegna ai diversi gestori. In questo modo il Savec è stato analizzato come un’unica infrastruttura, un passaggio necessario per rendere più coordinati i controlli e più sicuro il servizio per i cittadini.
Uno degli aspetti più rilevanti del percorso è stato il lavoro condiviso. Il Savec non coincide con il territorio di un solo gestore né con una sola provincia: per questo il Piano ha richiesto il coordinamento tra soggetti diversi, chiamati a mettere in comune dati, competenze e modalità operative.
«Proprio la collaborazione tra acquevenete, Etra e Veritas», aggiunge Barbara Lovisetto – Coordinatrice del Gruppo di Lavoro PSA di Viveracqua «è stata uno degli elementi più significativi: tre gestori diversi hanno lavorato sulla stessa infrastruttura, superando differenze tecniche e organizzative e costruendo una base comune per la gestione quotidiana e per le eventuali emergenze».
L’implementazione di questo Piano di Sicurezza dell’Acqua rappresenta inoltre la prima applicazione concreta del modello strutturale del Savec, che con questo lavoro è stato analizzato e organizzato con una visione unitaria.
«L’adozione di un approccio collaborativo nella stesura dei Piani di Sicurezza dell’Acqua è fondamentale non solo per assolvere a un adempimento normativo, ma per garantire nel concreto la sicurezza e la resilienza dell’intera filiera idropotabile, dalle fonti di captazione fino ai rubinetti dei cittadini», sottolinea Diego De Caprio, della Direzione Ambiente e Transizione Ecologica della Regione del Veneto.
«Il lavoro di squadra sul Savec — prosegue De Caprio — ha permesso di unire la visione strategica regionale con l’esperienza pratica dei gestori. La presenza di più gestori nel team è stata un elemento caratterizzante: per rispondere alle esigenze e alle aspettative dei cittadini serviti da un sistema così complesso ed esteso era necessario dotarsi di una squadra ampia, diversificata e qualificata».
Per Ugo Pretto – Dirigente presso il Dipartimento Regionale Qualità dell’Ambiente di Arpav, il percorso ha avuto valore anche perché ha permesso di osservare il servizio idrico da un punto di vista più ampio. «Siamo abituati a valutare le situazioni soprattutto dal punto di vista ambientale — spiega — ma questo lavoro ci ha consentito di comprendere meglio anche le sfide quotidiane di chi gestisce la rete. È stato un confronto utile tra competenze diverse, unite da uno stesso obiettivo: tutelare i cittadini e la risorsa acqua».
Pretto richiama anche l’importanza della prevenzione: «Significa conoscere le criticità già affrontate e usare queste informazioni per tutelare meglio il territorio in futuro. La condivisione è sempre un’occasione di crescita: vedere le cose con gli occhi degli altri arricchisce dal punto di vista professionale e umano».



