La prevenzione dei rischi lungo la filiera idropotabile

I Piani di sicurezza dell’acqua

L’obiettivo dei Piani di Sicurezza dell’Acqua (PSA) o Water Safety Plan è tutelarela salute pubblica attraverso un approccio preventivo lungo l’intera filiera idrica, dalla captazione al rubinetto. Partendo dall’esperienza acquisita con l’emergenza PFAS, Viveracqua ha elaborato uno dei primi PSA in Italia, e il primo in assoluto in Veneto, per il sistema acquedottistico di Lonigo (VI), che serve oltre 108.000 abitanti tra Vicenza, Verona e Padova e che è interessato dalla contaminazione da PFAS.

Il percorso dei PSA in Veneto

Valutazione del rischio preventiva

Il D.Lgs. n. 18/2023, che recepisce la direttiva europea 2020/2184, ha consolidato l’approccio dei Piani di Sicurezza dell’Acqua, già introdotto in Italia dal decreto 14 giugno 2017. La tutela della salute non si basa più soltanto sul controllo a posteriori dei parametri analitici: il rischio viene valutato preventivamente lungo l’intera filiera acquedottistica.

L’analisi comprende anche i contaminanti emergenti e la vulnerabilità dei sistemi rispetto agli effetti diretti e indiretti dei cambiamenti climatici, compresi gli scenari di carenza idrica. Questo permette di individuare le criticità, verificare l’efficacia dei presidi esistenti e programmare le misure necessarie prima che il rischio possa interessare l’acqua erogata.

Che cosa sono i PSA

I Piani di Sicurezza dell’Acqua, o Water Safety Plan, sono strumenti di gestione e prevenzione del rischio applicati all’intera filiera: dalle aree di captazione alle opere di presa, dagli impianti di potabilizzazione e accumulo fino alle reti di distribuzione.

Per ogni nodo e tratto del sistema vengono individuati gli eventi pericolosi, valutate probabilità e conseguenze e verificate le misure di controllo infrastrutturali, operative e procedurali. I PSA integrano dati, monitoraggi, ispezioni e procedure di intervento in un modello dinamico, aggiornato nel tempo sulla base dell’evoluzione del sistema e del contesto territoriale.

Ridurre i rischi per la salute

L’obiettivo dei PSA è ridurre i rischi per la salute potenzialmente associati all’acqua destinata al consumo umano. La valutazione preventiva permette di estendere e orientare meglio i controlli, assegnare priorità agli interventi e destinare le risorse alle vulnerabilità più significative.

Per i cittadini, i benefici si traducono in infrastrutture più sicure, maggiore continuità del servizio, monitoraggi calibrati sulle specificità territoriali e informazioni più complete sulla qualità dell’acqua. In Veneto, l’analisi è stata estesa anche alla carenza idrica: lo studio delle singole fonti e di diversi scenari di domanda ha orientato piani per la gestione della siccità e interventi come interconnessioni, estensioni delle reti e potenziamento dei campi pozzi. Grazie a sistemi di protezione dinamica delle captazioni e con pozzi spia è poi possibile intercettare eventuali contaminanti prima che raggiungano le opere di presa.

Il primo PSA del Veneto

Il primo PSA veneto, tra i primi completati anche a livello nazionale, ha riguardato il sistema acquedottistico di Lonigo, interessato dalla contaminazione da PFAS. Il sistema serve 26 Comuni e oltre 108.000 abitanti nelle province di Vicenza, Verona e Padova.

Il lavoro, sviluppato nell’arco di due anni con il coinvolgimento dell’Istituto Superiore di Sanità e della Direzione regionale della Sanità, ha analizzato l’intera filiera di approvvigionamento e distribuzione. Ha permesso di individuare le vulnerabilità, verificare le misure di controllo e attivare i necessari interventi di prevenzione. L’esperienza di Lonigo è diventata un riferimento per il percorso successivamente intrapreso dai gestori riuniti in Viveracqua.

Il tavolo di lavoro regionale

A ottobre 2019, in anticipo rispetto all’obbligo introdotto dal D.Lgs. 18/2023, in Viveracqua è stato avviato un Gruppo di lavoro regionale con i gestori soci e AcegasApsAmga. Il confronto con Regione Veneto, ARPAV e ULSS ha permesso di definire un metodo comune, capace di assicurare coerenza nella valutazione del rischio e, allo stesso tempo, rispettare le caratteristiche dei singoli sistemi acquedottistici.

Il lavoro ha portato alla condivisione delle nomenclature tecniche, alla predisposizione di liste ispettive comuni, più estese rispetto alle indicazioni nazionali, e alla costruzione di elenchi condivisi di eventi pericolosi e misure di controllo. È stato inoltre sviluppato un algoritmo che, sulla base delle caratteristiche tecniche e ambientali di ogni nodo, rende le valutazioni oggettive e confrontabili. Il modello, approvato nel giugno 2023, viene aggiornato sulla base delle conoscenze e delle esperienze maturate.

Un modello unitario per il Veneto

A febbraio 2023 i gestori hanno completato la definizione di un modello unitario di PSA, coerente con i requisiti normativi. Il perimetro comprende oltre 3.000 punti di captazione, circa 1.350 serbatoi, 360 impianti di potabilizzazione e più di 9.000 nodi sottoposti a valutazione. I circa 47.000 chilometri di condotte sono stati suddivisi in quasi 1.000 zone di fornitura omogenee. Per governare questa complessità è previsto lo sviluppo di 210 Piani di Sicurezza dell’Acqua.

In Viveracqua è stato inoltre promosso un percorso di formazione sul campo che ha coinvolto 258 dipendenti delle aziende socie e ha coordinato lo sviluppo di un software comune per la redazione, l’aggiornamento dei PSA e la gestione dinamica dei dati.

A oggi sono stati conclusi 14 piani e ne sono stati avviati altri 30. Circa un quarto della popolazione veneta riceve già acqua da una filiera sulla quale è attivo un PSA. Il metodo condiviso viene applicato anche al sistema acquedottistico Savec, una delle principali dorsali interconnesse del Veneto centrale, con il coinvolgimento di acquevenete, Etra, Veritas, AcegasApsAmga, Regione Veneto, ARPAV, ULSS ed enti d’ambito.

Piano di Sicurezza del SAVEC – Sistema Acquedottistico Veneto Centrale

Per assicurare acqua di qualità a 600mila persone

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