Gli investimenti nel servizio idrico: impatto economico-occupazionale

Investire nell’acqua. Investire in sviluppo.
5.000 posti di lavoro creati in due anni nel Veneto, grazie agli investimenti dei gestori del servizio idrico integrato aderenti a Viveracqua: opere per 296 milioni di euro che corrispondono allo 0,2% del PIL della Regione.

Grazie allo studio realizzato recentemente da Laboratorio REF Ricerche, per la prima volta è stato possibile misurare le ricadute economico-occupazionali degli investimenti attuati dai 14 gestori pubblici veneti del servizio idrico, riuniti nel consorzio Viveracqua. Investimenti che nel Veneto sono in continuo aumento, nonostante la diminuzione dei contributi pubblici (-41% nel periodo 2012-2014).

La capacità dei gestori idrici pubblici veneti di fare rete, grazie a Viveracqua, ha permesso di intercettare investimenti europei: dal 2014 a oggi sono arrivati 227 milioni di euro di finanziamento dalla Banca Europea degli Investimenti, il 30% di quanto hanno ottenuto dalla BEI i gestori idrici italiani.

Nel biennio 2014-2015, Viveracqua ha realizzato 296 milioni di euro di investimenti, concretizzando 410 cantieri, la costruzione e l’adeguamento di 260 km di rete d’acquedotto e la posa in opera di 270 km di fognature, consentendo un aumento di capacità depurativa che ha coinvolto 530.000 abitanti nel territorio regionale. Altri 516 milioni di euro di investimenti sono programmati per il triennio 2016-2018.

Che ricadute comportano quindi, per l’economia veneta, gli investimenti nel settore idrico integrato? Lo studio di Laboratorio REF Ricerche ha permesso di calcolare che Viveracqua ha prodotto lo 0,2% del PIL regionale e creato, nel solo biennio 2014-2015, 4.960 posti di lavoro, ripartiti tra 1.396 occupati diretti e 3.563 indiretti.

Un effetto decisamente benefico per l’economia del territorio: oltre il 90% degli occupati diretti si crea nella regione, circa il 66% nella provincia in cui opera ciascun gestore del servizio idrico. Circa il 30% degli importi investiti corrisponde alla remunerazione per la manodopera (93% di occupati residenti in Veneto) e per i professionisti (per il 92% di provenienza regionale).

Sono oltre 800 le imprese, per l’85% provenienti dalla regione Veneto, attivate grazie a questi investimenti, con un importo medio delle commesse pari a 93.000 euro. Lavoro “diffuso” che genera ricchezza per le piccole e medie imprese del tessuto produttivo regionale.

Lo studio di Laboratorio REF Ricerche mostra quindi come il contributo dato da ciascun utente veneto, grazie al pagamento della bolletta dell’acqua, permetta di produrre lavoro e ricadute positive per il sistema economico territoriale.

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